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Il Mobbing Sociale visto da Matteo e Giovanna

Immagine del redattore: Matthew Pasini
Matthew Pasini
15 ott 2018
Tempo di lettura: 13 min


Matteo e Giovanna studiando il mobbing lavorativo videro che aveva molte similitudini con il fenomeno che li aveva colpiti. Decidono dunque di adattare e descrivere il fenomeno chiamandolo “Mobbing Sociale” per distinguerlo da quello lavorativo. La prima parte definisce dunque il fenomeno, mentre la seconda parte è un esposto denuncia del caso concreto subito da Matteo e Giovanna.

Fu consegnato per la prima volta ai carabinieri nel gennaio 2012 dopo il verificarsi di un ennesimo episodio gravissimo oggetto di un secondo esposto qui non inserito

A livello internazionale questa tipologia di mobbing è simile all’Organised Stalking e Gang Stalking. All’epoca di scrittura di questo documento né Matteo né Giovanna avevano informazioni su tali forme e formularono i loro concetti indipendentemente basandosi su un libro sul Mobbing lavorativo.

Vi rimando al documento pdf https://app.box.com/s/kmzqgywrmrmtn8ggwdb2pnx67ky6v5d0


Ecco alcuni estratti:

Il professore Heinz Leymann, uno dei maggiori esperti di mobbing, definì nel 1996 il mobbing come:

«Il terrore psicologico sul posto di lavoro o Mobbing consiste in una comunicazione ostile e contraria ai principi etici, perpetrata in modo sistematico da uno o più persone principalmente contro un singolo individuo che viene per questo spinto in una posizione di impotenza e impossibilità di difesa, e qui costretto a restare da continue attività ostili. Queste azioni sono effettuate con un alta frequenza e per un lungo periodo».

Il mobbing è una violenza psicologica, è un atto violento caratterizzato da coercizione, costrizione oppressione e forza. La violenza si manifesta a livello psicologico, è generalmente “impalpabile”, “sottile” e subdola. Del mobbing hanno trattato ampiamente numerosi studiosi ed esiste una corposa bibliografia di opere in merito, alla quale vi rimandiamo per approfondire gli aspetti.

In quest’opera trattiamo o riportiamo solo quegli elementi comuni necessari per definire il mobbing sociale.

Il termine “mobbing” è stato ripreso dagli studiosi appunto di mobbing dal famoso etologo Konrad Lorenz, il quale usò per primo tale termine per definire un particolare fenomeno naturale che vedeva un singolo individuo di una specie animale essere attaccato da un gruppo di individui della stessa specie. Il termine fu poi utilizzato per definire appunto quegli attacchi nell’ambito lavorativo, a danno di un lavoratore da parte di una o più persone dette mobber/mobbers. Fenomeni simili al mobbing sono anche il bullismo e il nonnismo.

La definizione del mobbing sociale è la stessa del mobbing di cui sopra eccetto che il contesto è allargato all’intera società e non solo all’ambiente lavorativo. La nostra definizione adattata diventa come segue:

«Il terrore psicologico o Mobbing sociale consiste in una comunicazione ostile e contraria ai principi etici, perpetrata in modo sistematico da uno o più persone principalmente contro un singolo individuo che viene per questo spinto in una posizione di isolamento, di impotenza e impossibilità di difesa, e qui costretto a restare da continue attività ostili. Queste azioni sono effettuate con un alta frequenza e per un lungo periodo».

Abbiamo tolto dalla definizione originale il termine “lavorativo” sostituendolo con “sociale” e aggiunto il termine “isolamento” in quanto crediamo sia uno degli elementi basilari.

In senso generale, gli studi effettuati sul mobbing lavorativo sono validi anche per il mobbing sociale. Da un lato il mobbing lavorativo rappresenta una sottospecie dettagliata di quello sociale; bisogna infatti notare che il mobbing lavorativo produce le sue influenze, o è perpetrato all’interno della società civile, nella quale il mobber e la vittima vivono, dunque il mobbing lavorativo rientra sempre e comunque nel mobbing sociale ma non vice-versa.

Da un altro lato le definizioni e studi sul mobbing lavorativo sono molto utili per comprendere il mobbing sociale, sia perché già conosciute e “digerite”, sia perché l’intera società civile può essere paragonata alla stregua di una grande azienda. Non che questo sia completamente vero, però pensare alla società civile come ad una grande azienda aiuta molto a capirne le dinamiche, ed a trasferire i concetti nel nuovo fenomeno. Si può partire da un fenomeno in un ambito più ristretto, quale è il mobbing lavorativo, per passare poi a comprendere il mobbing sociale che è più complesso e mette in gioco più variabili. Rimane anche da dire che nella società odierna il lavoro è una delle basi fondamentali del vivere civile, e lo stretto legame esistente tra il lavoro e il ruolo sociale può semplificare parecchio la comprensione delle dinamiche del mobbing sociale: In ogni caso proprio in virtù di quest’ultimo aspetto, il mobbing lavorativo avrà sempre delle influenze sociali determinanti e spesso sarà usato strumentalmente per mettere fuori uso la vittima, non solo dall’ambiente lavorativo ma anche dalla società civile.

Le dinamiche del mobbing sociale avvengono all’interno dell’intera società civile: l’ambiente non è più un’azienda ma uno Stato —l’azienda Italia ad esempio— o addirittura all’interno del cosiddetto “villaggio globale” —il mondo—. Si devono tener conto dunque delle interazioni fra tutti gli “elementi” sociali, autorità, sistemi di leggi e cosi via…

Un lavoratore all’interno dell’azienda subisce un attacco con le caratteristiche del mobbing da dei colleghi allo scopo di relegarlo in una posizione ininfluente, magari per motivi di strategia aziendale; invece all’interno della società civile si può subire un attacco da altri cittadini in maniera subdola, con lo scopo di relegarlo ai bordi della società: qui si parlerà di mobbing sociale.

Il mobbing sociale è alquanto complesso, e a differenza del mobbing lavorativo può avere una miriade di aspetti, come possono pure essere messi in campo dal mobber una miriade di stratagemmi per giungere all’obiettivo preposto. Nel mobbing strettamente lavorativo in genere non vi è violenza fisica perché gli scopi sono ottenuti in maniera subdola, ma questo non la esclude dal tutto. Nel mobbing sociale possono essere usati vari elementi strumentali per raggiungere lo scopo, come la diffamazione, la calunnia, la violenza di ogni genere, la minaccia, ed pure lo stesso mobbing lavorativo …

In ogni caso tutti questi comportamenti appaiono e devono essere considerati come pure elementi strumentali, utilizzati allo scopo di raggiungere un fine più grande. E’ importante notare dunque che a fronte della diffamazione perpetrata a danno di una vittima di mobbing sociale, il mobber non opererà lui stesso direttamente, ma attraverso l’ausilio di altre persone, in modo da mantenere nascosta e/o velata l’identità e le ragioni. Così, come nel mobbing lavorativo, la vittima non potrà difendersi, chiedere o presentare chiarimenti.Approfondiremo meglio nel seguito questo importante concetto. Resta comunque da tener sempre presente che il mobbing sociale rappresenta quasi sempre una patologia sociale, come il mobbing lavorativo rappresenta quasi sempre una “malattia” dovuta alla cattiva gestione dell’azienda.

(A) Il Mobber

Chi commette l’azione di mobbing è definito come mobber. Nel mobbing lavorativo il mobber è costituito da una o più persone; l’appoggio dei colleghi può essere attivo, se vi aderiscono con azioni specifiche, passivo se lasciano che accada qualunque prevaricazione. Per portare a buon fine la sua opera di mobber, vi deve essere una collettività che “lascia fare, che consenta”.

Poiché le definizioni di mobbing lavorativo e sociale sono quasi identiche, occorre tener conto che nel caso sociale il fenomeno non ha il limite fisico dell’ambito lavorativo. Oltre questo, la principale differenza tra il mobbing lavorativo e quello sociale consiste nel ruolo del mobber: il primo è imperniato soprattutto sulle azioni del singolo mobber, mentre il secondo è imperniato soprattutto sul lavoro di gruppo, cioè un gruppo che diventa mobber, proprio alla Lorenz potremmo dire!

Il mobber, come elemento singolo, anche nel mobbing sociale esiste ed ha una certa importanza, ma può essere sovente solo un elemento originante, una specie di individuo che dà il via al fenomeno per così dire. :Nel mobbing sociale il vero mobber è sempre il gruppo, ed ovviamente, il singolo individuo che ha dato il via al fenomeno, appartiene generalmente allo stesso gruppo. La definizione di mobbing sociale si avvicina dunque di più al mobbing naturale (quello di Lorenz) di quanto non lo faccia quello lavorativo, che viene applicato solo nel contesto aziendale.

Dunque nel seguito di questo documento utilizzeremo il termine mobber sia per indicare una singola persona sia per indicare un gruppo, una lobby, o clan.


(B) Un tessuto sociale adatto per fare mobbing

Gli studiosi sostengono che il mobbing lavorativo si sviluppa soprattutto:

1. in aziende di tipo verticistico,

2. in ambienti chiusi,

3. ambienti con valori etici molto scarsi o inesistenti,

4. ambienti fortemente burocratizzati.

Se l’azione del mobbing parte dalla parte “bassa del vertice”, per essere attuata ha bisogno dell’approvazione, anche tacita, dei capi di struttura; in certi casi è il capo della struttura a farla partire volutamente dal basso. In ogni caso l’ambiente aziendale permette che queste cose accadono.

Analogo discorso è applicabile al mobbing sociale: l’azione di mobbing avrà successo nella misura in cui le persone , ad esempio di un paese, permetteranno il verificarsi di ciò.

Ogni paese è un ambiente “chiuso”.

Nel paese vi saranno un Sindaco, dei servizi sociali, la comunità religiosa, le forze dell’ordine…..

Un paese ha sempre una struttura verticistica, ha sempre dei capi.

Un paese può essere burocratizzato o meno: se è fortemente burocratizzato, potrà esercitare qualunque forma di potere, perdendo banalmente una pratica, inserendo non correttamente una pratica, per poi non trovare nessuno competente a rimediare al danno.

Un paese può avere un comportamento etico molto basso, al punto da tollerare qualsiasi parzialità, da applicare la legge ogni tanto, da usarla anche come mezzo strumentale per finalità contro la legge stessa.

Nel mobbing lavorativo, le persone che permettono il verificarsi di tale prevaricazione nelle aziende sono i dirigenti, o lo spirito dell’azienda; nella società o nell’ambiente civile in genere sono le autorità, le forze dell’ordine, la criminalità organizzata, i poteri forti che favoriscono in qualche maniera che tale fenomeno si manifesti.

Queste persone, che si coalizzano più o meno coscientemente, hanno un ruolo nell’attaccare la vittima, ed è proprio importante che questo si manifesti perché nel mobbing sociale lo stato di impotenza, nel quale viene relegata la vittima, è ancora maggiore che nel mobbing lavorativo: uno stato di impotenza che viene creato e mantenuto grazie alla coalizione o collaborazione di elementi facenti parte della società “attiva”.

La coalizione o collaborazione può essere diretta nell’avere un ruolo attivò contro la vittima —ad esempio diffamare una persona— o nell’omettere comportamenti dovuti —ad esempio non indagare a difesa della vittima — oppure nel mantenere un comportamento di indifferenza —ad esempio lasciare che il mobber agisca indisturbato chiudendo occhi e bocca.

Nel mobbing sociale dunque si dà maggiore rilievo all’attacco di gruppo, allo spirito che dirige l’azione di mobbing. Questo perché i fenomeni sociali che convogliano un attacco di gruppo verso un singolo non possono essere sottovalutati nella parte più importante: lo spirito che caratterizza il gruppo ed i legami d’interesse che tiene unito il gruppo, la lobby o il clan.


(C) Un attacco necessariamente subdolo

E’ importante notare che l’attacco del mobber è sempre portato in maniera subdola, altrimenti non sarebbe più mobbing, ma un qualcosa d’altro. Nel caso aziendale ad esempio un dirigente potrebbe far fuori un suo sottoposto o collega attraverso i pieni poteri di cui è investito, e cioè in maniera regolare, facendo valere le sue ragioni, invece di utilizzare il mobbing.

L’azione del mobber non ha nulla a che vedere con un qualche diritto o una qualche ragione da far valere: le pretese accampate sono di per sé stesse illecite ed illegali fin dall’origine, dunque la necessità di utilizzare mezzi subdoli.

Siccome l’azione del mobber è ostile, deve necessariamente essere perpetrata in maniera subdola, altrimenti verrebbe in chiaro la malvagità dell’azione e la sua illegalità oltre che i fini nascosti. I singoli individui che partecipano all’attacco o che coalizzano in qualche maniera con il mobber devono essere coscienti, almeno in parte, di quello che stanno facendo. Le coalizioni nel mobbing sociale sono molto labili da percepire e costituiscono molte volte dei fenomeni del tutto particolari, che uniscono persone apparentemente non omogenee per cultura, grado di istruzione, attività lavorativa, stile di vita…; a volte ciò che collega i capi di un attacco agli altri partecipanti è un legame di sottomissione o incapacità di reazione. Occorre dunque distinguere anche nel gruppo i capi da altri elementi. Chi invece esegue dei compiti deliberati dal gruppo, senza averne una specifica coscienza, può essere definito come un esecutore amministrativo o strumentale..

Per evitare spiacevoli inconvenienti, la vittima viene generalmente attaccata singolarmente e eventualmente, se necessario, isolata. L’isolamento è uno degli elementi di base del mobbing sociale.

L’isolamento garantisce al mobber che nessuno intervenga a difesa della vittima, e anche questo viene raggiunto generalmente in modo subdolo. Se la vittima fa parte di un partito politico, di un’associazione o qualcosa di simile, il mobber si premunirà dividere la vittima dal suo gruppo di appartenenza, in modo che non possa ottenere aiuto da questo. In senso generale la persona verrà isolata dal tessuto sociale. Ad esempio un giornalista scomodo potrebbe essere isolato dalla comunità tramite uno scandalo creato ad hoc, poi potrà essere mobizzato in santa pace senza che nessuno intervenga ad aiutarlo. Il più delle volte però la vittima viene isolata in maniera ancora più subdola, facendogli capitare delle disgrazie, senza che nemmeno la vittima si renda conto di donde provengano e perché.

Un esempio: una dottoressa fresca di laurea si era impegnata nel far conoscere agli studenti delle scuole primarie le bellezze dei luoghi in cui vivevano, con il tipico entusiasmo di chi è all’inizio della carriera. Parimenti la stessa famiglia d’origine portava avanti un loro progetto di vita, ben innestato nel tessuto sociale locale. Fino a quando non toccarono certi argomenti naturalistici… Iniziarono disgrazie e contrattempi inauditi, affrontati, come raccontato dalla stessa dottoressa, solo grazie a Dio.

La risposta la trovò solo più tardi, incontrando su un social network uno studio di altri cittadini, allontanatisi da quei luoghi, per i medesimi motivi. E fu chiara la fonte delle disgrazie. Ma i cittadini isolati, colpiti, sono anche impossibilitati a dare un nome ed un volto a tanto male, come chi non riesce nemmeno a diagnosticare una malattia e trovarne la cura.


(D) Il terrore

Poiché il mobbing è una violenza psicologica, è un atto violento caratterizzato da coercizione, costrizione oppressione e forza, il mobber o clan può utilizzare la sua forza per incutere terrore.

Questo terrore poi può essere diretto non solo nella vittima designata ma in qualsiasi eventuale supporter o savior del mobizzato: anche questo è un ottimo sistema di isolamento.

Ad esempio si paventa a qualsiasi giornalista che si presti ad aiutare il collega mobizzato la stessa sorte: un buon motivo per starne fuori!

Il mobbing è perpetrato singolarmente, cioè su un singolo individuo, o famiglia, ed è ripetuto per un’intera “classe” di persone fastidiose, non necessariamente facenti parte di un gruppo, ma gente ad esempio, che può condividere degli aspetti morali, ossia “tutti i giornalisti che non vogliono uniformarsi, per spirito di servizio, a diventare semplici esecutori del pensiero dei loro capi”: tutti questi possono essere fatti fuori uno a uno, chi mandato in prepensionamento, chi non fatto più lavorare, e sostituito da gente più accondiscendente.

Oppure come nell’esempio della giovane dottoressa, sono colpiti, singolarmente, tutti quei cittadini che “amano troppo” aspetti del loro paese, colpiti in modo diverso, tanto che ognuno ignora le sorti dell’altro. I giornalisti hanno sempre la speranza di cavarsi in tempo dalla struttura in cui rendono servizio per cambiare ambiente lavorativo. Tuttavia il raggruppamento di aziende, banche, giornali… sotto lo stesso padrone o multinazionale, e la globalizzazione può rendere questa attività di difesa molto ostica, e il lavoratore mobizzato in un’azienda potrebbe trovarsi le strade chiuse in tutte le aziende dello stesso gruppo.

Chi invece “ama troppo”? Prima di intraprendere una decisione, dovrebbe almeno capire cosa gli è successo, o gli sta succedendo: ma il terrore è un cattivo consigliere, che mette in fuga anche di fronte a una mano amica, per rifugiarsi ancora nel tessuto sociale. Ma è proprio quel contesto sociale che ha causato il danno, non ha protetto, ma bisogna diventarne consapevoli. Ingabbiati dal terrore, il rischio è accontentarsi di mezze verità, mezze colpe: anche per un po’ di verità ci vuole un grande coraggio.


(E) Mobbing sociale come strumento di potere trasversale

Vi sono situazioni in cui un gruppo o associazione mette fuori gioco chiunque non sia del suo stesso gruppo, con i sistemi del mobbing sociale. Si pensi ad esempio a determinati clan che raccomandano o spingono dei propri elementi all’interno delle posizioni cardine della società, eliminando o facendo fuori tutti quelli che sono in posizioni di potere, e che non sono del suo gruppo.

Non si tratta di un fenomeno politico, dove quelli di un partito promuovono gli stessi aderenti, ma si tratta dell’agire di clan o gruppi che rimangono, in qualche maniera, invisibili nella società, e che sono trasversali al potere dei partiti. Questa loro trasversalità e invisibilità li rende i più adatti a penetrare e controllare sistematicamente i luoghi di comando, a beneficio economico e di potere.

Questa invisibilità o falsa apparenza con la quale si affacciano al mondo sono armi micidiali, che li consente di agire senza essere visti, senza essere compresi o localizzati, e permette loro di ardire attacchi da tutti i fronti verso la vittima, in maniera in genere illegale, senza che la legge riesca a stabilire un legame di causa effetto fra i ripetuti attacchi, e l’origine del problema di base.

Un esempio pratico: in un paese ogni lunedì sera un folto gruppo di persone si ritrovava per recitare la preghiera del rosario. Non era un incontro programmato dal parroco: sembrava un esplosione di fede, tra persone di vari ceti sociali.

Vi partecipava un cameriere, il quale dava e riceva disposizioni per assunzioni e contatti vari. Poi vi era il Sindaco del paese, un sindaco di sinistra. Questo cameriere, dal punto di vista politico, era di destra, ed avrebbe appiccato fuoco a tutti i comunisti. Per non parlare poi di sgranare rosari… Eppure quell’appuntamento del lunedì era sacrosanto, tra persone distanti tra loro per stile di vita, pensiero e cultura. E per assurdo, il cameriere avrebbe dato maggiori risultati del Sindaco, se si entrava nelle sue grazie.


(F) Mobbing sociale di massa

Per mobbing sociale di massa intendiamo una forma in cui il tessuto sociale viene scagliato contro un soggetto con l’ausilio dei mezzi di comunicazione di massa, vale a dire stampa e tv. In questo caso il mobizzato viene fatto passare come pericolo pubblico, o persona reietta, degna di essere rifiutata; spesso si sfrutta l’emotività di certi avvenimenti o paure collettive indotte. In questo caso la massa va preparata e adattata allo scopo. Ma interessante è che questo tipo di mobbing sociale di massa è sempre perpetrato tramite l’inganno, la falsa apparenza e le maniere subdole.

Un esempio pratico: i genitori portano d’urgenza all’ospedale la loro figlia, che ha meno di due anni: la piccola presenta lesioni all’apparato genitale con perdite di sangue. I medici avvertono subito le forze di polizia, ed il giorno dopo il padre della bambina si ritrova sui quotidiani, come feroce pedofilo, con tanto di moglie consenziente: una famiglia di mostri. Subito la gente si attiva per processarli e condannarli, ed il padre perde il lavoro, la coppia perde ogni legame con amici e conoscenti. Saranno costretti a cambiare paese, incontrando enormi difficoltà anche lì.

Dopo pochi mesi la bambina muore: quelle lesioni, la prova di stupro, erano un tumore!

Un altro esempio: la presenza massiccia di società no profit nel campo del sociale , i numerosi interventi all’estero di associazioni umanitarie e l’accoglienza di profughi e stranieri nel nostro paese forniscono alle masse la sensazione di una grande sensibilità verso chi è disagiato. In alcuni casi questa sensibilità sfiora il fastidio, l’invidia, al punto di desiderare essere poveri, invece che “spaccarsi la schiena per tirare avanti, senza aiuti”.

Con una certa faciloneria si è arrivati a lasciar pensare che chi vive per strada, o ai margini della società, è per sua scelta di vita, poiché vi sono infinite vie per uscirne.

Le cose in realtà non corrispondono al vero: per le strade muoiono persone abbandonate a sé stesse, persone deboli come i malati di mente, o anche bambini in tenera età, figli di madri cacciate ai margini: questo dovrebbe far riflettere sul perché qualcuno viene aiutato e qualcuno abbandonato a sé stesso.

Se un mobizzato non riceve aiuti, perché anche in ciò consiste l’azione di mobbing, troverà un conforto nei propri simili nella misura in cui questi hanno deciso di non adeguarsi alle categorie mentali in cui è presentata la società.

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